Campo di concentramento di Majdanek, il lager di Lublino

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Proprio cominciando dal Campo di concentramento di Majdanek i nazisti cancellarono le prove dell’orrore che accadeva nei campi.

Da quando ho deciso di vivere in Polonia, mi sono fatta una promessa: colmare le lacune sulla sofferenza di milioni di persone.

Vorrei cercare di comprendere meglio la vita agiata che viviamo noi nel 2020, che spesso ci abbattiamo per problemi superabili, e a volte di poco conto.

Durante la mia visita alla città di Lublino sono stata all’ex campo di concentramento tedesco nazista di Majdanek, attivo tra l’ottobre 1941 e il luglio 1944.

porta ingresso Campo di concentramento di Majdanek
Ingresso al Campo di concentramento di Majdanek

Dall’autobus (ce ne sono due che partono dal centro di Lublino), percorrendo ul. Droga Męczenników Majdanka 67 è impossibile non notare la porta di ingresso al campo di concentramento di Majdanek.

Questa porta, inaugurata nel 1969, insieme al Mausoleo e alla Strada dell’omaggio e della Memoria, costituisce un’ opera memorabile per la lotta e il martirio.

porta campo di concentramento di Majdanek
Porta campo di concentramento di Majdanek

La struttura è in cemento e granito, creata per evocare il simbolismo dell’ingresso nel girone dell’inferno, citato nella Divina Commedia dal sommo poeta Dante Alighieri.

Mi reco all’entrata e scopro che l’ingresso al Museo di Majdanek è gratuito. Lo trovo un gesto di grandissima civiltà, che permette a chiunque di ampliare la propria cultura.

Per contribuire compro un paio di libri in inglese. Purtroppo in italiano non hanno nulla. Per questo ho deciso di raccontare la mia esperienza al campo di concentramento di Majdanek, proprio perché ancora poco conosciuto a noi italiani.

A seconda delle stagioni cambiano l’orario di chiusura, perciò, vi consiglio di consultare il sito web ufficiale di Majdanek.

Torretta di controllo di Majdanek
Torretta di controllo di Majdanek

Tira vento forte, 40kmh, e penso al fatto che io sono vestita con un piumino, sciarpa, cappello e guanti, mentre chi è stato prigioniero in un campo di concentramento indossava soltanto una leggerissima divisa zebra.

La realizzazione del lager di Lublino avvenne per l’estensione verso l’Unione Sovietica da parte dei nazisti. Qui vivevano persone di diverse Nazioni, compresi i prigionieri di guerra sovietici.

Il primo padiglione che si trova sul percorso è la Casetta Bianca, che prima della seconda guerra mondiale apparteneva all’accalappiacani di Lublino. Poi fu utilizzata dal medico dei nazisti, e successivamente ci abitò il comandante del campo di Majdanek, Anton Thumann.

Baracca numero 43 Majdanek
Baracca numero 43

Tra le prime strutture che si trovano sul percorso c’è la baracca numero 43, dove venivano conservati gli oggetti dei detenuti. Questo padiglione ha rappresentato l’ingresso dei prigionieri che arrivavano al campo di concentramento di Majdanek. Oggi c’è la mostra “Sono venuti dal ghetto e sono andati verso l’ignoto”.

Accanto si trova la baracca 44 che presenta la mostra “Lublino sotto l’occupazione nazista”, con filmati e fotografie che confrontano la città tra gli anni 1939-1944 e i nostri tempi.

Proseguendo si arriva alla baracca numero 62 che erano utilizzata come officina per i calzolai ed oggi presenta la mostra I prigionieri di Majdanek che racconta la vita delle singole persone.

baracca numero 62 Majdanek
Baracca numero 62

Arrivo alla finestra del tempo, che conserva un frammento della strada creata con le lapidi distrutte dei cimiteri ebraici di Lublino.

Un altro gesto orrendo, se pensiamo che i nazisti, oltre a tanto orrore, si erano fatti costruire dai prigionieri una via per camminare sopra a delle tombe, che avevano distrutto.

Finestra del tempo di Majdanek
Finestra del tempo di Majdanek

Con tanta fatica, e dopo qualche sosta per riprendermi psicologicamente, mentre il vento soffiava sempre più forte, mi dirigo ai Padiglioni del Campo III.

dormitori Majdanek
Dormitori Majdanek

Dopo le tantissime baracche residenziali arrivo alla Colonna delle Tre Aquile, eretta nel 1943 dai prigionieri polacchi, su ordine nazista, per abbellire il terzo campo. Nella costruzione i detenuti nascosero, nella base della colonna,  le ceneri di prigionieri anonimi e per questo la colonna è considerata Monumento alle vittime del campo di Majdanek.

Fa davvero tanto freddo, sono esausta, fisicamente provata, e non solo per il meteo avverso. Mi manca la parte più cruda. Mi fermo a respirare, cercando di fermare le centinaia di lacrime che ormai mi fanno gelare il viso. Dai Paola prosegui.

Mi incammino verso il Crematorio, che non sono riuscita a fotografare, per le tante emozioni intense accumulate durante il percorso.

Però mi faccio coraggio, arrivo al Mausoleo, il cielo è cupo e triste; salgo quegli orribili gradini per vedere le ennesime atrocità che solo l’uomo può commettere. Una volta lì, alla vista di quella cenere, cedo e cado sulle ginocchia. E’ orrendo ciò che si vede, non è possibile cercare di capire come si possa esser stati così orribili.

Mi sento toccare le spalle, una turista americana, col viso colmo di lacrime, mi aiuta ad alzarmi e ci siamo abbracciate strette strette dicendoci Never more, mai più.

Mausoleo di Majdanek
Mausoleo di Majdanek
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Autore dell'articolo: Bella Varsavia

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