La storia di ALINA DĄBROWSKA sopravvissuta ai campi di concentramento

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Vi presento il murale dedicato alla meravigliosa signora ALINA DĄBROWSKA, sopravvissuta ai campi di concentramento (ben 5 campi: Auschwitz, Ravensbruck, Machlov, Buchenvald, Leipzig) e due marce della morte.

Grazie a Maja, una delle mie lettrici, ed amica della figlia della signora Alina, ho potuto visitare il murale dedicato a lei, nel quartiere Ursynów.

Ci ha lasciati lunedì scorso all’età di 98 anni, e fino a poco tempo fa raccontava la sua storia, lasciandoci una ricca memoria storica.

Ricordava di quando arrivò a Oświęcim, più nota come Auschwitz, e fu costretta a radersi la testa e a tatuarsi, condividendo la baracca con altre donne calve, che urlavano e piangevano, e le sembrava di essere all’inferno.

Ad Auschwitz, la signora Alina, si ammalò di tifo, probabilmente come risultato di esperimenti medici.

La signora Alina non pensava di scappare, era facile suicidarsi gettandosi sui fili che erano sotto tensione, e dove cercava di andare per leggere libri e scrivere fiabe.

E’ sopravvissuta ai campi di concentramento, aveva tempra e carattere, e un sorriso che si è portata con sé per sempre.

Durante la seconda guerra mondiale la signora Dąbrowska dava lezioni segrete agli studenti delle scuole medie.

Era impiegata nella sua città natale di Pabianice, nella fabbrica di armi tedesca Lohmannwerke di Bielefeld.

Nel 1942, ventenne, fu arrestata per cospirazione, per aver stampato e distribuito la stampa clandestina, e imprigionata per un anno in una prigione nella città polacca Łódź.

Nel 1943 fu portata nel campo di concentramento di Auschwitz – le fu dato il numero 44165. Lì fu sottoposta a esperimenti pseudo-medici dal dottor Mengele.

Fu anche imprigionata in altri quattro campi di sterminio: Ravensbruck, Malchow, Buchenwald e Lipsia.

ALINA DĄBROWSKA sopravvissuta ai campi di concentramento

Ad Auschwitz è stata assegnata al lavoro nei campi, ed era una piccola consolazione trovarsi qualche ora lontana dai blocchi e dal crematorio del campo.

Le guardie ogni tanto si riposavano e così i prigionieri, insieme a lei, potevano riposarsi di nascosto, e recuperare le forze. Anche per quelle pause è sopravvissuta ai campi di concentramento.

Sopravvissuta a quell’orrore vissuto nei campi di concentramento, poi continuò la sua vita con impegno e terminò la sua istruzione.

Conseguì il diploma di scuola superiore e studiò diritto internazionale, lavorando poi per il Ministero degli Affari Esteri.

Ha incontrato alunni e studenti in Polonia e Germania, essendo testimone della storia, quella che non deve più ripetersi.

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Autore dell'articolo: Bella Varsavia

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