Vivere a Varsavia! Trasferirsi per caso e restarci per scelta in Polonia

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Era un pomeriggio come tanti altri quando a mio marito arriva una seconda telefonata per una proposta di lavoro.

Alla prima telefonata, arrivata un paio di giorni prima, non aveva prestato molta attenzione trovandosi in aula a tenere un corso di programmazione.

Dalla cucina sento parole come “aereo” “hotel” “dovrei organizzarmi” “no, mai stato a Varsavia” e mi incuriosisco. Lui, Angelo, mi fa cenni strani con aria sorpresa. Allora capisco che non posso tornare a cucinare ma devo seguire con lui questa telefonata.

Il dialogo continua con “beh si in un paio di giorni si organizza un viaggio” “l’aereo lo prenotate voi o faccio io” “ah lo rimborsate, quindi, scelgo io”. Nel frattempo mi allontano di due metri e prendo nell’ armadio in corridoio un trolley, il mio preferito di tanti viaggi, lo apro in terra nello studio e mio marito sorride, ma nello stesso tempo mi fa gesti col braccio come per dire sei esagerata. Lui continua la conversazione e io torno dalla camera da letto con tre cravatte e quattro camicie indicandogli quale scegliere. Lui ride e parla al telefono. Il suo interlocutore non può minimamente immaginare cosa stia accadendo in casa nostra.

Angelo mentre parla con lui prende tempo per alzare la posta in gioco, io invece ho già preso un nuovo spazzolino da denti, lo shampoo e il pigiama. Chiariamoci…non lo sto cacciando di casa ma avendo vissuto in Inghilterra per anni sono una che crede ai treni che passano, ma per prenderli bisogna andare in stazione, e con la valigia pronta!

Vivere a Varsavia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Per farla breve, dopo pochi giorni, non più di tre, Angelo parte alla volta di Varsavia, dove nessuno dei due era mai stato prima. Pur essendo viaggiatori compulsivi, che spendono tutti i loro risparmi in viaggi, non eravamo mai stati in Polonia, neppure prima di conoscerci.

Lo accompagno in aeroporto e mi faccio vedere tutta allegra per la sua nuova esperienza, anche se intimorita. Lui, tra tristezza ed emozione di questa nuova avventura, non riesce a farsi vedere così sicuro ma cerca di sorridere.
Ci salutiamo promettendoci che, come da accordi telefonici con lo sconosciuto di Milano, Angelo sarà a Varsavia una settimana, prolungabile di tre mesi in totale, per una consulenza da Project Manager a livello europeo.

Quindi, tra una settimana decideremo insieme se prolungare il periodo e comunicare che Angelo avrebbe accettato l’offerta. Dall’ altra parte avrebbero fatto la stessa cosa, decidendo se mio marito sarebbe stato il loro fiore all’ occhiello.

Sono passati parecchi mesi e da fiore all’ occhiello mio marito è diventato la foresta incantata di aziende europee con sede nella capitale polacca.  Si è trovato, durante quei primi tre mesi, ad esser corteggiato dai Manager di altre aziende con cui lui veniva in contatto durante la sua consulenza e, ad oggi, Angelo ricopre il ruolo di Chief Senior IT Architect.
Come si dice, un altro cervello in fuga da un Paese che entrambi amiamo ma nel quale negli ultimi anni non era più facile vivere.
Vivere a Varsavia

Io sono arrivata a Varsavia dopo circa venti giorni il suo arrivo e ho trovato una persona entusiasta. Mi ha portato in giro per StareMiasto in bicicletta, decantandomi la bellezza e la civiltà di questa città.

A me non sembrava vero di vedere lo stesso uomo che quasi un mese prima era a Roma e, nel suo studio, non faceva altro che contattare le aziende che non avevano onorato le sue parcelle.
Mi raccontava delle sue giornate, di come tra conference call e centinaia di mail disbrigava decisioni aziendali internazionali, coadiuvando gruppi di lavoro tra Austria, Bulgaria, Romania e, appunto, Polonia.
Un ruolo che lo ha portato a parlare in inglese tutto il giorno e fin da quella telefonata con il tipo di Milano era preoccupato per il possibile livello arruginito del suo inglese. Quindi, come facciamo sempre quando siamo all’estero, tra noi parliamo in inglese ed io, che ho un background ventennale nel campo alberghiero, facevo quasi difficoltà.
Mi illumino, mi ricordo dei mie anni vissuti fuori dall’Italia e mi tornano in mente tutte le persone, provenienti da ogni parte del mondo, che ho conosciuto vivendo fuori. Una cosa che stando a Roma non capita così facilmente, frequentando solo i nostri amici italiani.
Durante i tre mesi di consulenza decidiamo che sia io a far la turista a Varsavia e non Angelo a fare il pendolare. Conosco così, man mano, l’orgoglio del popolo polacco, la sua notevole voglia di ricordare e onorare i caduti delle tante guerre e dominazioni subìte.
Le mie giornate in Italia, passate nel fare formazione a chi vuole intraprendere la carriera alberghiera, mi portano a suggerire sempre più lo stage in Polonia, una terra poco considerata per questa esperienza. Gli studenti tendono tutti a raggiugere Londra, o addirittura a passare il periodo di formazione nell’hotel vicino casa.

In aula ho sempre invogliato i miei studenti a viaggiare e fare esperienze, perché come diceva Sant’Agostino “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge una pagina soltanto”. Ho lavorato per circa sedici anni come vice direttore di Hotel, gestendo fino a duecento persone dello staff ed organizzando eventi internazionali.

Del mio lavoro ne ho fatto la mia passione, visitare gli hotel di tutto il mondo mi fa sentire viva. Quindi, anche in giro per Varsavia non facevo altro che entrare negli hotel e chiedere il loro depliànt.
Vivere a Varsavia

Nel frattempo i miei voli Roma-Varsavia, andata-ritorno, diventavano momenti per fantasticare e così Angelo, dopo esser tornato a Roma per Natale (come previsto alla fine dei tre mesi), è tornato qui per altri periodi di consulenza ed oggi viviamo entrambi stabilmente a Varsavia.

Ogni giorno ripenso a quella telefonata, a quel treno preso in stazione.

Nei primi mesi tornavo in Italia per svolgere i corsi di formazione in full immersion della mia azienda, ideata e creata da me. Dal 2007 mi ha portato a conoscere tante persone volenterose di imparare e crearsi una carriera nel mondo del turismo.

Da un paio d’anni però la crisi, ma anche la poca voglia di mettersi di impegno per sperare in una via di conoscenze fatta di percorsi brevi senza fatica, mi hanno portato a lavorare sempre meno. Avevo degli studenti iscritti ai miei corsi dalle loro aziende alberghiere che poi non pagavano la fattura, emessa anche a 60 giorni. Rasentato l’assurdo per poche centinaia di euro la mia voglia di tornare in Italia per lavoro diminuiva sempre più.

Vivere a Varsavia

Ormai sceglievo la data di ritorno del volo sempre più a lunga distanza. Restavo a Varsavia a fare la turista. Giravo a piedi per la città e la scoprivo ogni giorno di più, postando le mie foto dal cellulare sul mio profilo Facebook, per aggiornare i nostri amici.

Proprio su Facebook vengo a contatto con un’azienda tedesca con sede a Varsavia che cerca “profilo con esperienza nel mondo turistico alberghiero di madre lingua italiana residente a Varsavia”. Cercavano me!

Ed io, invece, durante i primi tempi che stavo qui non mi ero impegnata nella ricerca di un lavoro, dato che con Angelo non avevamo ancora piazzato la bandierina sulla Polonia per i nostri prossimi X anni.

Comincia la mia esperienza lavorativa parlando inglese ed italiano tutto il giorno. Ho davvero poca difficoltà con la lingua polacca perché anche nei negozi e nei ristoranti parlano inglese. Tra l’altro i polacchi sono così umili (anche se spesso un po’ troppo permalosi, perché tendono sempre a difendersi) che se chiedi “Do you speak English?” ti rispondono “a little”, invece, poi ti ritrovi a faticare per l’ottima pronuncia e la quantità di vocaboli che conoscono, perché loro studiano inglese già dall’asilo.

Nei primi mesi di lavoro mi ritrovavo a contattare direttori di hotel in Italia, alcuni dei quali già conoscevo, che mi chiedevano notizie sulla città, sulla mia esperienza e di mandargli via mail qualche foto.

Un giorno, per me qualsiasi, uscendo dall’ufficio in NowyŚwiat mi ritrovo a camminare a piedi e raggiungo Centrum, da dove avrei preso il tram per tornare a casa. Erano circa le 16.50 ma ho avuto l’impressione che stesse per succedere qualcosa. Pieno di gente, bambini tenuti sulle spalle, tante bandiere e qualcuno che indossava magliette commemorative.
Mi fermo in mezzo a loro che avevano un velo di tristezza negli occhi e, poco dopo, alle17:00 esatte del 1 Agosto, parte una sirena che dà il via al minuto di silenzio in memoria dei caduti per l’insurrezione di Varsavia.

Finito il silenzio diversi ragazzi accendono dei fumogeni bianco rosso, sventolano le bandiere, i visi di tutti sono rigati dalle lacrime ed io mi ritrovo il viso completamente bagnato. Non sapendo cosa stesse accadendo, perché l’ho scoperto la sera su internet, pensavo a mio nonno e ai suoi racconti del cammino fino in Russia durante la Guerra. Mi sentivo il cuore squarciato in mille pezzi. La pelle d’oca non passava e le gambe tremavano.

Vivere a Varsavia
Vivere a Varsavia

Il ricordo delle emozioni provate quel giorno non lo dimenticherò mai e proprio in quella settimana con Angelo, anche per tantissime altre ragioni, abbiamo deciso di vivere qui a Varsavia, dove Angelo ha anche potuto partecipare come Sommelier diplomato A.I.S. alle degustazioni di vini italiani.

Mi sono così innamorata di questa città che ho iniziato a raccontare le mie giornate, e pubblicare le mie foto, su una pagina Facebook che ho chiamato Bella Varsavia. Racconto sul mio blog anche cose semplici come fare la spesa, comprare il biglietto del tram, fare i documenti di lavoro, e trovare una buona pizza!
 
In meno di un anno mi sono ritrovata a parlare con tanti sconosciuti che scrivono a biuro@bellavarsavia.com per sapere come iniziare anche loro questa avventura nella capitale polacca.
Questo mi rende orgogliosa perché quello che dedico a Bella Varsavia è il mio tempo libero, scrivo il blog per amore del luogo in cui vivo e non perché qualcuno mi paga per farlo.Questo si chiama “scelta e qualità di vita” ed auguro a chiunque voglia venire a vivere a Varsavia di farlo per migliorarsi, e non solo per scappare dal loro Paese.

 

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Autore dell'articolo: admin

2 commenti su “Vivere a Varsavia! Trasferirsi per caso e restarci per scelta in Polonia

  • Laura

    (8 settembre 2018 - 14:39)

    Mi sono ritrovata molto nelle tue parole: quando nella vita passa un treno bisogna essere pronti a prenderlo. Alla mia famiglia stava capitando quest’estate, poi il treno ha deciso di proseguire la sua corsa, ma credo che l’importante sia mantenere un approccio aperto e positivo alle occasioni che la vita ci riserva. Ho due amici polacchi e sono due persone splendide, molto gentili e solari. Ho visitato Craovia alcuni anni fa e ora mi piacerebbe tornare per scoprire le tante belle citta’ che la Polonia offre.

  • Bella Varsavia

    (8 settembre 2018 - 18:32)

    La Polonia sta cambiando rapidamente, usano bene i soldi dei fondi europei e troverai un bellissimo Paese da visitare!

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